
Venezia accoglie ogni anno milioni di visitatori, ma pochi di loro si chiedono che fine facciano le acque reflue della città lagunare. L’assenza di una rete fognaria sotterranea classica distingue Venezia dalla quasi totalità delle grandi città europee. Comprendere questo sistema ibrido, tra eredità medievale e vincoli contemporanei, richiede di guardare a ciò che accade sotto la superficie dei canali.
Collettori separativi e stazioni di pompaggio: i dati della rete veneziana
Il sistema di fognatura di Venezia non si basa su una rete sotterranea centralizzata come a Parigi o a Roma. Le acque reflue domestiche transitano attraverso condotte corte che sfociano, per una parte ancora significativa, direttamente nei canali. Negli ultimi anni, il comune e l’operatore Veritas SpA hanno sviluppato collettori separativi nei sestieri storici, destinati a separare le acque piovane dalle acque reflue prima del trattamento.
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Il rapporto annuale di Veritas SpA, pubblicato a febbraio 2026, documenta una tendenza al ribasso dei livelli di coliformi fecali nei canali principali grazie all’estensione di questi collettori. Lo sforzo rimane disuguale a seconda dei quartieri, a causa dell’altitudine variabile degli edifici e della complessità delle fondazioni su palafitte.
| Parametro | Sistema tradizionale veneziano | Rete separativa moderna (in fase di attuazione) |
|---|---|---|
| Tipo di raccolta | Scarico diretto nei canali tramite condotte corte | Separazione acque reflue / acque piovane, pompaggio verso stazioni |
| Trattamento | Diluzione tramite la marea, nessun trattamento | Stazioni di pompaggio, trasferimento verso terraferma |
| Copertura | Maggiore parte dei sestieri storici | Estensione progressiva, ancora parziale |
| Impatto sui coliformi fecali | Livelli elevati, soprattutto in estate | Riduzione documentata da metà 2025 |
| Vincolo principale | Dipendenza totale dal ciclo delle maree | Altitudine variabile degli edifici, costo di installazione |
Per approfondire il funzionamento delle fognature a Venezia, è importante tenere a mente che il sistema tradizionale si basava interamente sull’effetto di risucchio delle maree. L’acqua che sale e scende dalla laguna mescolava ed evacuava gli effluenti verso il mare Adriatico, un meccanismo naturale ma lontano dall’essere sufficiente di fronte alla pressione urbana e turistica attuale.
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Direttiva europea sulle acque urbane: cosa deve cambiare Venezia
La direttiva rivista sulle acque urbane adottata dall’Unione Europea nel 2024 impone standard più severi sul trattamento degli effluenti domestici a Venezia. Questa regolamentazione obbliga la città ad aumentare il numero di stazioni di pompaggio che convogliano le acque reflue verso impianti di trattamento situati sulla terraferma.
La questione normativa si scontra con una realtà architettonica: installare tubazioni moderne in un tessuto urbano costruito su milioni di palafitte di legno, con fondazioni risalenti a volte a secoli fa, rappresenta una sfida tecnica senza pari in Europa. I lavori di collegamento devono fare i conti con viuzze di meno di due metri di larghezza e livelli di terreno che variano da un edificio all’altro.
Reti di ritenzione e manutenzione durante l’acqua alta
I tecnici della Comune di Venezia hanno installato nel 2025 delle “nasse di ritenzione” (reti di ritenzione) a monte delle pompe. Questi dispositivi catturano i rifiuti solidi prima che danneggino le attrezzature di pompaggio. Secondo i resoconti pubblicati in La Nuova Venezia nell’aprile 2026, queste reti hanno ridotto i guasti delle pompe del 30% durante gli episodi di acqua alta.
La loro manutenzione rimane manuale e laboriosa. Ogni episodio di marea alta trasporta volumi significativi di detriti, il che richiede interventi frequenti in condizioni difficili.
Batteri depuratori e biotecnologia applicata ai canali veneziani
L’angolo più recente nella gestione dei canali veneziani riguarda le ricerche in biotecnologia. Programmi esplorano l’uso di ceppi batterici capaci di degradare le sostanze organiche direttamente nei sedimenti dei canali. L’obiettivo: ridurre il carico inquinante residuo dove i collettori separativi non sono ancora installati.
Questo approccio presenta un interesse particolare per Venezia, dove la rete sotterranea non potrà mai coprire l’intero centro storico a causa delle vincoli architettoniche. I batteri depuratori agirebbero come un complemento biologico al trattamento meccanico, degradando i composti azotati e fosforati che alimentano le proliferazioni algali nella laguna.
- I ceppi batterici mirati sono selezionati per la loro capacità di funzionare in ambiente salino, un vincolo proprio dell’ambiente lagunare veneziano.
- Il dispiegamento avviene tramite inoculazione nei sedimenti, senza necessitare di lavori di infrastruttura pesante.
- I risultati preliminari sono seguiti dall’Autorità di salvaguardia di Venezia, che valuta la loro compatibilità con gli obiettivi della direttiva europea sulle acque urbane.

Acqua alta e innalzamento delle acque: perché il sistema di fognatura veneziano rimane vulnerabile
Il funzionamento delle fognature a Venezia dipende strutturalmente dal ciclo delle maree. Quando il livello sale oltre le soglie abituali, le condotte di scarico si trovano sommerse. Le acque reflue risalgono quindi nelle strade e nei pianterreni, un fenomeno che i veneziani conoscono da secoli ma di cui la frequenza aumenta.
Il sistema MOSE, progettato per proteggere la laguna dalle maree eccezionali, non risolve il problema della fognatura interna. Impedisce all’acqua di mare di entrare, ma non tratta gli effluenti domestici che ristagnano all’interno della laguna quando le barriere vengono sollevate. Questo paradosso illustra la tensione tra protezione contro le inondazioni e rinnovamento delle acque necessario per l’evacuazione naturale degli inquinanti.
Al contrario, nei giorni di marea bassa pronunciata, come gli episodi documentati da France Info in cui i canali si trovano a secco, il problema si inverte: senza acqua per diluire e trasportare gli effluenti, gli odori e la concentrazione batterica aumentano rapidamente.
La fognatura veneziana funziona quindi in una finestra ristretta di condizioni ideali, tra una marea troppo alta che provoca riflussi e una marea troppo bassa che elimina il meccanismo di risucchio. L’estensione dei collettori separativi e le innovazioni biotecnologiche mirano a ridurre questa dipendenza, ma la trasformazione completa della rete rimane un cantiere di diversi decenni, il cui costo e complessità tecnica non hanno pari in un’altra città europea patrimonio dell’umanità.